mercoledì 11 maggio 2016

TONI, SARAI PER ME NUMERO UNO

In un mondo in cui sono sempre più le starlette e le figurine ad essere protagoniste, con il gossip ed i social, esistono ancora calciatori come Di Natale e Toni che fanno parlare di sé per quello che hanno saputo dare sui campi in Italia ed in Europa. Calciatori che hanno fatto sognare per i gol, le giocate, le esultanze che diventano marchio di fabbrica.
Appartengono a quest’ultima specie Totò e Luca, attaccanti diversi ma di un’altra epoca. Quanto abbiamo gioito con i loro gol, che per noi erano +3 a raffica al fantacalcio, e poi il Mondiale del 2006, l’amarezza degli Europei di due anni dopo, i bassi e soprattutto gli alti di due carriere diverse, ma ugualmente straordinarie.
Entrambi diranno addio al calcio, alla fine di una stagione poco felice per tutti e due. Il tempo passa, e fa sentire sempre più il suo peso sulle spalle di chi, per tanti anni, ci ha deliziato, e meravigliato, ed alimentato il nostro amore per il calcio.
Toni. Una delle migliori eccellenze italiane d’esportazione, arrivato in Germania appena dopo quel favoloso sogno vissuto ad occhi aperti. Appena dopo aver battuto proprio loro, i tedeschi, in quella incredibile semifinale di 10 anni fa. C’era anche lui, Luca, in quelle notti magiche, quando mise la faccia e poi il sinistro per portarci in semifinale, proprio contro i padroni di casa. E c’era anche quando il Palermo faceva faville in Serie A, e quando il Brescia di Corioni e Mazzone dava spettacolo con gente come Baggio e Pep Guardiola a servigli gol su piatti di oro 32 carati. E quando Beckenbauer aveva bisogno di risollevare un Bayern che, nella stagione precedente, era arrivato soltanto 4° in campionato ed eliminato ai quarti di finale di Champions. E con un attacco con le polveri bagnate; il cannoniere, quell’anno, è Roy Makaay, che ne segna “solo” 16 in Bundesliga. Troppo pochi, quando devi stravincere in Germania e conquistare l’Europa. Arriva lui, e bolla 38 volte in 56 partite. E saranno Toni e Fulmini anche in Bavaria, e diventerà l’idolo di Matzne knup, che dedicherà al nostro bomber una delle canzoncine più canticchiate degli anni Duemila, dopo la cover di Seven Nation Army ed Asereje delle Las Ketchup.
Tornerà poi a girovagare nel Belpaese, tra Roma, Genoa, Juventus, e poi la ricca parentesi araba ed il ritorno alla Fiorentina (dove pure aveva fatto sfracelli, ed è dire poco), per sorprenderci ancora una volta a Verona, con una delle sue migliori stagioni, forse la più sorprendente per aspettative e rendimento.
Due partite ancora, e poi Luca (e Totò) usciranno dal calcio giocato, per varca la soglia della leggenda del pallone italico.
Ma resterà, sempre, numero uno.


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